Gustare la filateliaadmin

di Carlo Galimberti

Piatto del Buon RicordoQualcuno ci insegna che l’Unità d’Italia è nata prima nei cuori per un’enfasi nazionale ricca di un forte spirito patriottico. Qualcuno scrive che l’Unità d’Italia la si poteva leggere già nella ricerca dei segni di una lingua che affiancandosi al latino ne testimoniava forme di linguaggio comunitario. Qualcun altro dice che l’Unità d’Italia è sorta per merito di uomini che vedevano lontano, parlavano in francese e pensavano in italiano. Ma pochi ti dicono che nei territori degli Antichi Stati, quelli sorti dopo la prima guerra d’Indipendenza, si mangiava già italiano, o meglio, la cucina territoriale, quella dialettale, considerato che l’Italia, come noi la conosciamo, non esisteva ancora. Ma gli italiani e i loro dialetti, che erano idiomi, vere e proprie lingue, sì. Nel cibo si legge un intera area d’azione, una economia domestica dei popoli, una storia di convenzioni sociali, clientele politiche, amicizie affaristiche. Si legge cioè la storia degli uomini dove la pasta al pomodoro non è un aspetto solamente della tavola, ma di tutta la civiltà umana: il felice connubio tra una tecnologia produttiva messa a punto nella Sicilia araba del Medioevo e un prodotto americano importato dai conquistatori spagnoli conosciuta ai più perché al seguito dei garibaldini. La storia del cibo e della filatelia va di pari passo. Non è un arido boccone omologato come alcuni vorrebbero, ma una tavola imbandita dove varietà, colori, elementi di comunicazione, forme di scambio, si gustano tra i rebbi di una forchetta e un paio di pinzette. Una sorta di viaggio sui battelli a vapore del Levante LetteraAustriaco e le improbabili costolette alla Radetzky; i timbri ambulanti della ferrovia Roma Ceprano e la coda alla vaccinara; le missive toscane affrancate col Marzocco, il mitico “leone seduto” e il cacciucco; le strategie politiche di Cavour e i vini delle Langhe; la sanguinosa rivolta dei contadini siciliani e la produzione dei pistacchi di Bronte; il regno dei Borboni e il nome della pizza celebrata per la regina Margherita di Savoia; le lettere affrancate coi tornesi, bolli delle inusuali “province napoletane” e i paccheri di Gragnano; i baffi a manubrio di Vittorio Emanuele II° e la forma dei biscotti Krumiri. Vi faremo scoprire ciò che i testi scolastici non vi hanno saputo o voluto raccontare, intrisi da vecchie retoriche patriottiche e stilati da storici anoressici. Perché il collezionista, così attento ai minuti particolari, è il degustatore del piacere delle forme e sommelier dei colori della vita.